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Tempo scaduto - A quando una strategia energetica nazionale?

Tra limiti strutturali e miopia politica

Riduzione dei costi energetici, pieno raggiungimento e superamento di tutti gli obiettivi europei in materia ambientale, maggiore sicurezza di approvvigionamento e sviluppo industriale del settore energia.

Questi quattro obiettivi sono indicati nel nuovo documento di Strategia Energetica Nazionale – SEN che i ministri Corrado Clini e Corrado Passera hanno approvato con Decreto Interministeriale (8 marzo 2013).
Numerose le bocciature da parte di ambientalisti, Associazioni e operatori del settore energetico che reputano questo atto illegale, perché emanato da ministri di un Governo dimissionario e in esercizio solo per l’ordinaria amministrazione. Le critiche alla SEN sono spiegabili anche dalla sua tardiva approvazione, arrivata quasi venti giorni dopo le elezioni e a quasi quattro mesi dal termine della XVI Legislatura, conclusa il 22 dicembre 2012.

Per quanto riguarda la parte economica, la strategia è caratterizzata dall’abbassamento dell’alto costo dell’energia in Italia: un problema soprattutto per le imprese, che si trovano a far fronte a costi di produzione più elevati rispetto ai concorrenti europei. Il nostro Paese importa energia per circa 70 miliardi di euro all’anno, una cifra elevatissima, sufficiente a portare in rosso la bilancia dei pagamenti. L’esigenza primaria è di abbassare i costi energetici e ridurre le spese di importazione.
Il sistema energetico nazionale – sottolinea Davide Maneschi,dottorando presso il Dipartimento di Pianificazione e Sviluppo, Aalborg University, Danimarca su www.greenreport. it – sta pagando gli anni di scarsa o inesistente pianificazione e l’enorme ritardo nello sviluppo delle energie rinnovabili moderne. Inoltre la rinuncia al nucleare degli anni ‘80 (e più recentemente quella del 2011) non sono state bilanciate da reazioni a livello strategico, sia per garantire la sicurezza di rifornimenti energetici a un prezzo accettabile che per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Tenendo conto di questi elementi si capisce l’importanza strategica della creazione di un hub del gas. Questo comporterebbe sia la sostituzione del carbone nella generazione elettrica per abbattere le emissioni di anidride carbonica, sia per la diversificazione dei paesi di importazione in un’ottica di sicurezza energetica.

Le azioni proposte nella Strategia – che ha un doppio orizzonte temporale di riferimento: 2020 e 2050 – punterebbero a far sì che l’energia non rappresenti più per l’Italia un fattore economico di svantaggio competitivo e di appesantimento del bilancio familiare, tracciando un percorso che consenta al contempo di migliorare fortemente gli standard ambientali e di decarbonizzazione.

Non si sa come andrà a finire, intanto si continua a discutere sulla legittimità o meno della strategia aspettando che i politici italiani si sveglino.

Amalia Giordano - EcoMobile a tutto GAS news - n°106
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