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NECESSARIA PRUDENZA

Molte volte abbiamo scritto che l’utilizzo di carburanti ed energie pulite, oltre ad essere un’esigenza ambientale, è anche un’esigenza fisiologica perché le riserve fossili sono in via di esaurimento quindi, a breve, l’energia derivante dal petrolio dovrà lasciare il posto ad altre fonti energetiche più o meno rinnovabili. Questo concetto è stato un vero cavallo di battaglia degli ultimi 10/15 anni e molti, anche per obiettivi semplicemente politici, hanno cavalcato l’onda ambientalista anche al limite dell’estremismo. Da più parti colpevolizzare la mobilità privata tradizionale, definita inquinante e fonte di ogni disastro ambientale e climatico era particolarmente in voga sui giornali, nei forum, nei salotti, in rete e nei blogger di più o meno grillesca derivazione. È evidente che entro i prossimi 50 anni il modello energetico dovrà essere rivisto e progettato per il secolo futuro. Così è stato anche in passato dove dall’energia dell’acqua, del vento e dei cavalli si è passati al vapore e poi al petrolio, ma le direzioni e i tempi devono essere valutati con attenzione. All’inizio del ‘900 l’uso della raffinazione del petrolio nella mobilità e nell’industria si è imposto soprattutto a causa degli eventi bellici che imponevano stivaggio e trasporto di energie liquide per muovere le macchine militari: gli aerei non potevano usare la batteria per combattere nei cieli. La scelta “liquida” si è imposta sull’elettrificazione delle auto private per motivi industriali ed economici, non certo per raggiungere benemeriti obiettivi ambientali. Dopo 100 anni la crescita culturale dell’umanità apre nuove prospettive e le politiche energetiche nascono anche sotto ottiche diverse. Si è scoperto che sarebbe stato meglio usare maggiori cautele nei prodotti non lasciando libertà di giudizio all’industria che ha prodotto anche ricchezza, ma insieme a scorie di ogni genere: dagli imballi, ai liquami, ai PM di vario diametro e via inquinando. Giustissima quindi la massima attenzione nelle scelte, ma senza per questo diventare dei talebani. Rileviamo con attenzione che anche il progressista Presidente Obama recentemente si mostra cauto e non ha paura di rivedere scelte anche a rischio di impopolarità: l’iniziale blocco del progetto Keystone XL – una gigantesca condotta petrolifera di 2.500 chilometri dal Canada al Texas, che aveva visto gli ambientalisti ballare nelle piazze e la disperazione delle industrie petrolifere – è stato seguito dalla recente autorizzazione a nuove esplorazioni petrolifere che dovrebbero aumentare la produzione USA e soprattutto limitarne la dipendenza estera. Notiamo un maggiore realismo e una cauta dinamica verso alternative a brevissimo termine. Venendo alle vicende europee, è evidente che è necessaria prudenza nelle decisioni che potrebbero portare verso l’uno o l’altro modello di sviluppo. Qualche anno fa sull’onda “Petrolio? No grazie” sono state premiate le industrie automobilistiche che mettevano in catalogo auto elettriche anche se sapevano benissimo di non venderle. Si sono spese somme ingentissime – in gran parte denaro pubblico – per fare veicoli che con 10 cm di neve restano fermi in attesa che arrivi l’elettricità, magari poi prodotta con generatori portatili e inquinanti a gasolio. Meglio è tener vivo un sano realismo e un procedere attento, consapevoli che da piccole scelte di oggi potrebbero risultare grandi evoluzioni future. Affermare che l’utilizzo del gas per autotrazione è una scelta necessaria e strategica perché razionalizza le risorse e riduce costi economici e ambientali, non è una battaglia di retroguardia contro le auto elettriche che avanzano, ma la serena esposizione della realtà odierna aspettando che la tecnica, le industrie e le infrastrutture gradualmente portino verso alternative che oggi, ammettiamolo, non ci sono.
Ugo Nazzarro – EcoMobile a tutto GAS news - N°100
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